Ancora Lolita, dopo tanta nebbia.

di Giuseppe Scaglione

 

dopo tanta

In attesa della serie TV e forse di nuovi personaggi, sta riscuotendo il meritato successo “Dopo tanta nebbia” (Sonzogno, 2017), il settimo romanzo consecutivo di Gabriella Genisi ad avere come protagonista la commissaria Lolita Lobosco, ritenuta a ragione la versione femminile e pugliese del siciliano commissario Montalbano, a cui l’accomunano la spiccata fisicità, l’inquieta interiorità, la passione per la buona tavola ed una certa disinvolta arguzia nella conduzione delle indagini.  

Come è consuetudine per la scrittrice barese, le vicende della protagonista e la trama gialla sono in realtà l’occasione e il pretesto per trattare con scrittura fresca e scorrevole tematiche umane e sociali importanti. Esplorare l’attualità più scottante, o le più tormentate vicende umane, con il suo caratteristico stile narrativo venato di termini dialettali e di sottile ironia, tanto da rendere comunque sempre leggera e gradevole la lettura. Libri che, potendo, si leggono senza interruzione.

La prima parte di “Dopo tanta nebbia” è ambientata a Padova e vi si agita il fenomeno del bullismo, tratteggiato senza alcuna concessione ai banali stereotipi ma anzi denunciando, coraggiosamente per una scrittrice di così vasto pubblico, il crudele egoismo e l’assenza di scrupoli che spesso la società liquida trasferisce agli adolescenti. Ma anche e soprattutto le omertose chiusure e le colpevoli connivenze degli adulti, inclusi ambiti educativi anche confessionali, ed ambienti della cosiddetta “buona società”. Sferzante, e veritiero per chi conosce quei luoghi, il tratteggio di un nordest che, ad onta del proverbiale ma ormai declinante progresso economico, contiene in realtà i germi di un provincialismo tra i più chiusi e riottosi del Paese. Se si pensa al perfetto disegno dei luoghi, avvinti da questa nebbia che ottunde i sensi e svilisce l’emozione, va anche riconosciuta alla Genisi una grande capacità di “leggere” il territorio, e non soltanto quello barese come ha sempre fatto. Merita una menzione a sé un personaggio che incarna l’immagine di una splendida figura paterna che, pur nell’ansia e nel dolore, si staglia altissima dentro la sua incorrotta veste morale ed emotiva.

La seconda parte del libro torna ad essere ambientata a Bari, e racconta dell’amore imperfetto, declinato in tinte di struggente rinuncia. Nel pieno centro della città l’uccisione di una musicista ha un testimone e dipingendone il profilo la Genisi apre la narrazione al tema della disabilità, anche qui rifuggendo dalle solite considerazioni di maniera. La prosa assume in qualche passaggio toni davvero lirici, che spiegano al lettore verità non sempre comprese, dell’amore.

La scrittrice si conferma in “Dopo tanta nebbia” profonda conoscitrice della migliore letteratura, da lettore vorace quale è stata ed è, con frequenti richiami alle grandi figure che l’hanno animata. Già dal titolo, che omaggia Ungaretti. Chi condivide con lei la passione per il romanzo trova con piacere nel testo e nei personaggi quelle citazioni letterarie che sa diluire senza supponenza ma con evidente passione e padronanza.

Come in tutta la collana ispirata a Lolita Lobosco il libro, consigliatissimo, si chiude con la proposta di alcune ricette di cucina, altra grande passione della scrittrice e, perché no, dei suoi lettori.

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