In Puglia la cultura è possibile?

di Giuseppe Scaglione

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La Puglia incarna la bellezza e le contraddizioni delle periferie culturali del nostro Paese. Qui, ad onta di “narrazioni” che propongono a fini politici e propagandistici l’immagine di una ”apulia felix”, culla di pratiche virtuose ed efficaci strategie di sviluppo, sono presenti dicotomie gravi. Per esempio la proclamata vocazione turistica da un lato e dall’altro il selvaggio proliferare di pale eoliche e pannelli fotovoltaici che deturpano il paesaggio, senza neppure l’alibi del vantaggio collettivo, irrilevante. Una regione in bilico tra il largo voto contro le trivelle e la presenza di troppe discariche inquinanti, incluso il mare stesso. Una terra sospesa tra il desiderare la legalità e l’essere la quarta regione d’Italia per criminalità organizzata. E accanto alle marce e agli eventi antimafia di maniera, le cronache raccontano le corruttele e gli intrecci tra politica, imprenditoria e malaffare, che impegnano nelle indagini più o meno tutte le Procure del territorio. Insomma, una realtà ben diversa dalla facciata.

Questa situazione non sempre trova un ceto intellettuale capace di rispondere alle contraddizioni politiche e sociali che l’affliggono, ma è anzi attraversata da una pluralità di soggetti a volte autoreferenziali, quasi inconcludenti dal punto di vista della promozione culturale. Perché è un fatto, ad esempio, che in Puglia si legge pochissimo. Penultima regione in Italia, con oltre il 70% di “non lettori assoluti”, dicono le statistiche. Un indicatore forte, così forte da spingere finanche la politica, per bocca del Presidente del Consiglio Regionale Loizzo, a dichiarare pubblicamente che “per questo, promuovere la lettura diventa una missione decisiva, perché la cultura è uno dei fattori di crescita della società”. Ma soggetti propositori, operatori culturali capaci della reale “messa a terra” di questa enunciazione teorica, non se ne vedono molti. Si ha invece il dubbio che quella pluralità di personaggi che comunque orbitano attorno al tema della lettura, e più in generale della cultura, sia orientata alla promozione di se stessa e dei singoli orticelli personali. Costruendosi un ruolo di patronage che canalizzi a vantaggio della propria visibilità le pressioni dell’editoria e dei tanti scrittori pugliesi. Sì perché il paradosso è che in Puglia si legge pochissimo ma gli scrittori non mancano. 

In questo scenario spicca invece positivamente un progetto culturale di eccellenza, ormai consolidato nella sua quasi ventennale presenza sulla scena nazionale. E nei numeri, che hanno dello straordinario. Si tratta de “Il libro possibile”, brand di promozione culturale, espressione dell’ Associazione Artes, che si avvale per la direzione artistica della Professoressa Rosella Santoro e dell’azione manageriale del Presidente Gianluca Loliva.

Al suo inizio, quasi vent’anni fa, il progetto consisteva in un Festival annuale del libro, a Castellana Grotte. Ma già dopo le primissime edizioni gli organizzatori ebbero l’intuizione di valorizzare la cittadina di Polignano a Mare, oggi tra i luoghi-simbolo delle “vacanze in Puglia” ma che allora iniziava appena ad affacciarsi al contesto turistico che conta. Così dal 2001 “Il libro possibile” si tiene a inizio estate nelle piazze e nei vicoli del suggestivo centro storico di Polignano, interessando un numero ogni anno crescente di scrittori, personaggi pubblici e intellettuali. E attrae una platea sempre più ampia, contribuendo alla valorizzazione turistica della cittadina. Un caso, questo sì, di interazione virtuosa, di sinergie orientate allo sviluppo del territorio, anche attraverso la leva della promozione culturale. 

La presenza di pubblico non è solo nutrita ma anche eterogenea. Il festival è frequentato un po’ da tutti, turisti e pugliesi di ogni estrazione culturale e di ogni età, e ciascuno trova nella varietà della proposta la possibilità di costruirsi un proprio percorso tematico all’interno della kermesse. Saggistica, narrativa, poesia, firme consacrate ed autori esordienti, personaggi nazionalpopolari ed intellettuali di nicchia. C’è un po’ di tutto, come nella tradizione campionaria della vicina, levantina Bari. Il clima è informale ed i luoghi sono davvero belli, il che permette concretamente di attingere alle esperienze culturali godendo di una serata ricca e intensa, dove il piacere della conversazione è evidente tra gli ospiti, coinvolge gli spettatori e si intreccia all’attrazione che il borgo antico esercita su tutti. Questa atmosfera fa sì che le serate si protraggano a lungo, e che il pubblico sino a notte fonda si mantenga numeroso.

La gestione organizzativa è impeccabile, pianificata attentamente dai curatori che gestiscono nei minimi dettagli l’intero svolgimento degli eventi, dal layout delle piazze al lavoro dei volontari che presidiano le varie fasi, scandite con ritmi puntuali e incalzanti. Una competenza sperimentata ed incrementata nel corso degli anni che vale la stima e la considerazione degli sponsor, nonché l’apprezzamento degli spettatori. Il Libro Possibile è ormai un’istituzione culturale tra le più importanti del sud Italia. Il cui maggior merito, oltre alla qualità stessa dei contenuti, consiste nella capacità divulgativa ed attrattiva di una platea molto più ampia dei soliti “addetti ai lavori”. Successo che ha indotto Rosella Santoro e Gianluca Loliva a proseguire le iniziative nell’intero arco dell’anno ed allargarle ad altri luoghi del territorio. Spaziando oltretutto su aree tematiche che rendono un’accezione della cultura piuttosto ampia. Costruendo calendari di eventi che passano dall’enogastronomia con “Il Vino Possibile” all’antica tradizione popolare del Carnevale di Putignano, dalle Grotte di Castellana alle Scuole e alle rubriche TV. Una presenza a tutto campo, che fa del progetto complessivo un’esperienza unica nel mezzogiorno e forse nell’intero Paese.

Su questa ampia base di attività il brand ha deciso di aprire un osservatorio importante sulle arti visive, individuandone il sito in un antico castello medioevale a Conversano (Ba). Un edificio molto rimaneggiato in epoca rinascimentale e successivamente barocca, di valore architettonico appena discreto perché troppo contaminato. In parte di proprietà del Comune che ha concesso l’uso di alcune sale, a seguito di accordi a titolo non oneroso per la municipalità. Generalmente invece chi si assume l’onere e il rischio della gestione di spazi come questo riceve un adeguato compenso. Lo spessore organizzativo di “Artes” e del “Libro Possibile Arte” ha permesso poi gli investimenti necessari, anche grazie alla consolidata capacità di attrarre sponsorizzazioni.

La prima realizzazione è stata una mostra retrospettiva dedicata dal 10 luglio al 20 novembre 2016 a Giorgio de Chirico, intitolata “Ritorno al Castello”, che ne ha sviluppato il percorso, dall’avanguardia metafisica al periodo barocco e poi alla neometafisica della senilità. La mostra, con le sue cinquanta opere e i filmati delle teche Rai, ha disegnato una narrazione compiuta del grande artista, includendo i tratti distintivi delle declinazioni pittoriche attraversate. La solennità che la scansione metafisica dello spazio e della luce ha conferito alla storia del mito, rinnovandone il significato ermeneutico. L’icastica affermazione di un ego ipertrofico negli autoritratti. La riaffermazione di forme e cromie barocche in opposizione netta e caparbia alle esperienze visive dei contemporanei. La dimensione onirica delle situazioni impossibili. L’immaginario ricco e straordinario dell’uomo-artista, che ha sperimentato l’estraniamento dalla realtà e la sospensione del tempo fino alla descrizione pittorica dell’enigma. Insomma, la mostra ha colto quanto di significativo ha espresso De Chirico nella sua lunga carriera, col merito di renderne fruibile senza troppe difficoltà l’esperienza artistica anche al grande pubblico. Infatti i numeri hanno sancito senza ombra di dubbio il successo divulgativo dell’iniziativa, con oltre 40.000 visitatori. Anche questo un caso unico nel contesto meridionale.

Se De Chirico è comunque una delle figure più alte delle avanguardie storiche e dell’intero Novecento, con piena cittadinanza nel bagaglio medio di cultura generale del pubblico, tale da attrarre per chiara fama anche fruitori meno attrezzati a comprenderne le dinamiche artistiche e le poetiche visive, l’evento organizzato successivamente è forse la scommessa più grande vinta dall’associazione culturale Artes e da Il Libro Possibile. Si tratta di un’antologica di opere di Emmanuel Radnitzky, in arte Man Ray. Quasi una retrospettiva, per come si è cercato di tracciare e ricomprendere la complessità della ricerca visiva dell’artista statunitense. Importante protagonista delle avanguardie storiche, figura artistica molto articolata, anello di congiunzione tra dadaismo e surrealismo. Pittore, scultore, fotografo, regista, scrittore, innamorato di Parigi ed in particolare di Montparnasse, nel cui cimitero riposa. Una complessa personalità del Novecento, attorno a cui anche in Italia si sono avute le attenzioni dei più attenti curatori e critici dell’arte contemporanea, come Palma Bucarelli e Arturo Schwarz, per esempio. Il castello di Conversano ha ospitato, dal 15 luglio al 19 novembre 2017, le 150 opere della mostra, dal titolo “L’uomo infinito”, tratto da una delle realizzazioni esposte ed allusivo al lungo viaggio dell’artista dentro le declinazioni esistenziali contemporanee. Straordinaria la risposta della fruizione, con oltre 20.000 visite, un’iperbole per questo genere di evento e di autore, un indubbio merito culturale per il forte impatto divulgativo. Un bel passo avanti verso la comprensione dell’arte contemporanea da parte del grande pubblico.

Con le mostre ha preso l’avvio un’altra iniziativa, all’interno del castello, “Il libro possibile caffè”, un caffè letterario. Un vero caffè letterario, con spazi dedicati agli eventi e alle presentazioni e con una libreria, accanto ovviamente all’attività di lounge bar/gourmet. Particolarmente curata in occasione delle giornate di maggior afflusso alle mostre e agli eventi, che sono stati numerosi e con ospiti di buon livello. Ma il caffè è stato anche luogo di incontro informale per i lettori, gli studenti e i frequentatori abituali. Insomma, una risorsa preziosa per un’utenza che esiste e che non trova occasioni di soddisfazione nel territorio. Una risorsa preziosa per la promozione della cultura.

Però improvvisamente, senza una alcuna motivazione logica apparente, il Comune di Conversano, incassata la visibilità propria e del castello ben oltre i confini della regione, ha posto fine a questa virtuosa collaborazione. La proroga di pochi giorni della mostra di Man Ray è stata negata, il caffè letterario è stato chiuso e non vi saranno più mostre curate da Artes. Almeno allo stato attuale, ma è da supporre che – nell’improbabile caso di ripensamenti futuri da parte della municipalità – possa essere comprensibilmente Artes a dare il due di picche. Ma cosa è successo? Lo racconta bene un articolo della redazione locale di Repubblica, apparso il 19 novembre 2017 a firma di Anna Puricella, che riportiamo integralmente.

<< Chiusa perché il riscaldamento non funziona. La mostra delle opere di Man Ray al castello di Conversano, in provincia di Bari, era stata prorogata fino al 29 novembre, ma gli organizzatori – l’associazione Artes, che cura anche Il Libro possibile – si sono dovuti arrendere: domenica 19 novembre è l’ultimo giorno per scoprire i lavori di uno dei massimi esponenti del Dadaismo, perché nel frattempo il freddo e le piogge sono arrivati e nelle sale la temperatura è insostenibile. Per i visitatori, ma in primo luogo per le 150 opere. “Ci sono temperature da rispettare per tutelarle, così come accade con l’illuminazione: non si possono superare i 22 gradi e non si scende sotto i 15 – afferma Rosella Santoro, direttrice artistica del festival Il Libro possibile – e si deve garantire un certo tasso di umidità. Abbiamo inviato diverse richieste al Comune perché si accendesse il riscaldamento, ma non abbiamo mai avuto risposta”. Il problema non è nuovo: durante l’estate il caldo ha messo a rischio i lavori in mostra perché l’impianto di aria condizionata non funzionava. “Il Comune ci aveva assicurato che nel castello si sarebbero raggiunti al massimo 25 gradi, invece siamo arrivati a 28 – dice il presidente di Artes, Gianluca Loliva – Abbiamo dovuto noleggiare a nostre spese un potente condizionatore, ma stavolta mica possiamo mettere le stufe nelle sale”. Gli sbalzi sicuramente non aiutano a garantire l’incolumità delle opere, tanto che la stessa Santoro teme che “qualcuna possa aver riportato danni”. La mostra si accorcia di dieci giorni, quindi – “peccato, avevamo già un migliaio di prenotazioni di scolaresche” – ma vista la situazione resterà aperta fino a mezzanotte. Lo strano caso di Man Ray si affianca a quello del Libro possibile Caffè: chiuderà dopo la mostra – probabilmente domenica 26 – nell’indifferenza dell’amministrazione comunale che dovrebbe pubblicare un bando per la futura gestione, che non sarà gratuita come quella di Artes. “Arrivederci, Conversano, vuol dire che andremo altrove”, taglia corto Santoro. La mostra di Man Ray non ha finanziamenti pubblici: “Si sostiene con lo sbigliettamento – precisa Loliva – Ci aspettavamo dieci visitatori, invece abbiamo sicuramente superato i 20mila. E dopo i 40mila dello scorso anno con Giorgio De Chirico non avevamo intenzione di fermarci: per le festività natalizie avevamo programmato una mostra importante dedicata ai bambini, da gennaio alla primavera 2018 eravamo al lavoro per un’esposizione di Guttuso. Ma dal Comune non ci hanno mai risposto, il rapporto con loro è inesistente”. Contattata, la commissaria prefettizia Rosa Padovano preferisce non commentare. >>

Alla notizia reagirono negativamente esponenti dell’ambiente culturale locale e della stampa, ma questa moral suasion non sortì effetto alcuno. Ovviamente Artes e Il libro possibile non avranno eccessive difficoltà a trovare in provincia oppure nella stessa città di Bari altri siti anche più idonei per le iniziative d’arte e per avviare un caffè letterario. Resta però il peso di una vicenda su cui sarebbe davvero il caso di avviare una riflessione, anche da parte degli organi istituzionali preposti alla cultura, regionali e nazionali. Sembra del tutto legittimo chiedersi se sia possibile che un impianto divulgativo di tale portata, unico in tutto il meridione, possa essere inceppato senza una spiegazione dalla macchina amministrativa di un piccolo comune di provincia. Dove i funzionari comunali non hanno neppure permesso l’uso di un castello inutilizzato sino al bando di affidamento, posto che poi sia stato emanato.

Allora lo “strano caso” del castello di Conversano offre lo spunto per aprire questioni  riguardanti tutto l’ambito della cultura. Domande la cui risposta è affidata a chi gestisce la cosa pubblica, su mandato dei cittadini. Si vuole comprendere che il patrimonio culturale non è rappresentato soltanto dai “beni culturali” in senso stretto ma anche da quelle realtà in grado di diffondere concretamente la cultura? Che la promozione culturale è parte integrante del patrimonio culturale di un popolo? È possibile che l’interesse superiore della diffusione della cultura sia inteso, specie nelle piccole realtà  provinciali, come erogazione a pioggia di contributi alla pletora di associazioni questuanti, magari “vicine”? Si può sperare in una chiamata di “responsabilità” in testa a chi gestisce a vario titolo e ad ogni livello il patrimonio culturale, inteso anche come ambiti e capacità di diffusione? Sono riflessioni da fare e domande da porsi, e la Puglia che vuole crescere anche attraverso la cultura attende le risposte. Si tratta di capire in concreto quale sia, ben oltre le dichiarazioni ufficiali ed i proclami elettorali, il valore che si vuole dare alla cultura come volano per la crescita civile. Soprattutto nei territori che dimostrano di averne estremo bisogno. 

 

 

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